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2020-01-23T16:19:28+01:0008.11.2019|

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Se è vero che siamo storytelling animals, come suggerisce Jonathan Gottschall nel suo saggio “L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani”, questo è più che mai vero oggi per quanto riguarda la narrazione visuale.

I video hanno raggiunto una posizione dominante per quanto riguarda la capacità di attirare l’attenzione, coinvolgere, essere ricordati e condivisi. L’arte dello storytelling, insieme alla padronanza delle tecniche audiovisive e di motion design, permette a un messaggio di avere una potenza difficilmente eguagliabile da altri mezzi. Attraverso il video, lo storytelling diventa video-telling, anche grazie all’aumento dei canali deputati ad ospitare risorse video: i brand oggi hanno a disposizione Youtube, Vimeo, Instagram, Instagram Stories, Facebook, Twitter, per citare i più noti, per distribuire i loro contenuti. Su LinkedIn la narrazione professionale è supportata da infografiche e rappresentazioni animate di dati in evoluzione, per trasferire il progresso di una certa informazione. Inoltre le dirette streaming digitali, oltre a generare conversazioni utili, diventano poi storie permanenti.

È essenziale diversificare la narrazione adattandola alle diverse piattaforme con uno studio preliminare già a livello di storyboard, scegliendo linguaggi video attuali, suggeriti dai trend della rete. Brevità e attrazione sono fondamentali, in quanto numerose piattaforme social, tra cui la dirompente Tik Tok, stanno creando flussi di interazione sintetici ed effimeri, che durano il tempo della fruizione per poi essere sostituiti da altri contenuti generando viralità. La memorabilità di un contenuto dunque è dato dalla capacità di distinguersi ed emergere, e direttamente legato alla relazione tra utenti e influencer.

I video e la narrazione visuale, soprattutto nella fruizione mobile, hanno raggiunto una posizione dominante, capaci di generare contenuti thumb-stopping, sia riferiti a UGC che ad annunci display.